Voci anonime dal mondo dei più

Queste sono pagine di termini strampalati e frasi assurde, divertenti o sgrammaticate, raccolte nel corso degli anni dai telefonisti addetti alle necrologie di un giornale italiano di provincia.

Come un certosino, ho copiato i vecchi fogli scritti a mano, ingialliti dal tempo, per dar loro nuovamente la luce.
Come un monaco benedettino li ho riscritti, integrati dove non se ne intendeva più il senso, catalogati come si fa delle opere di cui si è perso il riferimento temporale, e commentati perchè i posteri ne avessero la mia stessa impressione, o l'irrefrenabile riso che mi ha sopraffatto ogni volta che ho capito.

Mi scuso con gli estensori (che presumo tutti ancora in vita nonostante il mio lavoro sia stato impostato come quello di un archeologo) per ciò che ho frainteso, corrotto, inventato; credo comunque di aver raggiunto lo scopo, che era fare, di questi fogli sparsi e consunti destinati all'oblio, un testo fruibile da tutti, esempio di quanto la stupidità umana può fare quando si trova di fronte alle parole.

Un mio plauso va a quelle persone che ancora oggi raccolgono i testi malcerti di chi, nel momento triste della perdita di un congiunto, un amico, un parente, sbaglia una frase, un verbo, un congiuntivo; alle persone che, come voi lettori, non possono non essere presi da un fremito di ilarità, che devono soffocare per rispetto al cliente che sta all'altro capo del filo.
Al loro sovrumano sforzo dedico queste righe.

Tullio Andreatta

In principio era il verbo >>
    
  
 
A cura di © Tullio Andreatta, 1998 - 1999